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Maurizio BastianoniLa Volpe nella tana del lupo. El Alamein 1942la settimana di gianniil giardino all'inglesele pagode di bangkok
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Dunque Maurizio, sei riuscito a chiudere la tua trilogia.
Si, lo considero un piccolo traguardo raggiunto.

Mi sembra un risultato importante…
Bisogna stare sempre coi piedi per terra, anche in un’attività hobbystica come questa. Ripeto, sono contento di questi tre libri. Ma soprattutto è importante quanto siano stati apprezzati dai lettori.

So che diversi lettori ti hanno chiesto come mai non hai ambientato i romanzi a Firenze. Perché Ferenza?
Si, lo so. E’ capitato di rispondere ad un lettore anche durante una delle presentazioni dei libri (eravamo alla Edison per “Le pagode”, ricordo). L’ambientazione in una città inventata è una libertà in più per lo scrittore. E’ un fatto pratico, in primo luogo. Meno vincoli. E poi, Ferenza – come ho cercato di spiegare più volte – non è Firenze. Ha alcuni elementi di somiglianza ma è un’altra cosa. E’ come fosse una realtà parallela eppure presente. Ripeto, un vincolo in meno per l’autore.
[vedi le parole chiave: ferenza]

Il protagonista di questi tre romanzi è Gianni. Cosa c’è di te in questo personaggio?
Mah, come sempre l’autore mette molto di se nei personaggi e nella storia. E’ inevitabile che sia così. In Gianni c’è molto di me ma è anche un personaggio che vive di luce propria. Se dovessi definire alcune caratteristiche di Gianni che somigliano al me stesso 18enne, sono: la timidezza, la dolcezza, la forza di andare comunque avanti difronte alle avversità della vita. Mentre per quanto riguarda il me stesso nell’età adulta mi sento molto più vicino al personaggio di Enea de “Il giardino all’inglese”. Non a caso, ad esempio, svolge il mio stesso lavoro.

Nel primo romanzo, “La settimana di Gianni” il tema centrale è quello della memoria. Il passaggio del testimone – potremo dire – da Alberto ed Ettore a Gianni, appunto. Si tratta di un tema che ti è molto caro.
Direi proprio di sì. Infatti il romanzo è un omaggio al sacrificio e alla lotta onesta di tante persone che hanno consentito a questo paese di migliorarsi, di liberarsi. Inoltre, direi, che senza memoria non c’è futuro. E non si tratta di una frase fatta.

C’è un punto del libro che racchiude questo concetto?
Beh, credo che ce ne siano molti ma quelli cui tengo di più sono due: la lettera di Alberto ad Ettore e l’incontro fra Gianni ed Ettore.

Nel secondo romanzo, il tema centrale è quello del viaggio…
Sì. Un viaggio di fatto ma soprattutto un viaggio interiore. Un percorso nei dubbi e nei travagli sentimentali di un giovane di 21 anni. Ho desiderato anche fare un omaggio alla Thailandia. Un paese che ho visitato nel ’93: uno dei più bei viaggi che ho avuto la fortuna di fare.

Ne “Le pagode “, c’è anche Roberto…
Sì, mentre nel primo libro pur essendoci molti personaggi oltre a quelli già citati (a partire dai genitori di Gianni) il protagonista è sicuramente Gianni, ne “Le pagode” viene - come dire -, coadiuvato dal suo migliore amico. Roberto è un personaggio molto diverso da Gianni: molto più scafato. Forse è proprio per questo che si compensano e vanno d’accordo. Il viaggio in Thailandia se per Gianni in qualche misura rappresenta un elemento dirompente, non lascerà indifferente nemmeno Roberto.

Invece ne “Il giardino all’inglese”, ci sono molti coprotagonisti. A cominciare da Anna…
E’ vero. Credo che questo rappresenti anche un’evoluzione nella trilogia. Il personaggio di Roberto, ad esempio, è molto cresciuto di importanza nella storia e di intensità. Gli ho affidato un compito importante: far conoscere un ambiente che ho frequentato a lungo, quello del giornalismo sportivo. Anna è sicuramente il personaggio cui tengo di più perché alla vigilia mi sono autoimposto una sfida: riuscire a raccontare un travaglio sentimentale al femminile. Ma anche Gisella ha un ruolo fondamentale…

E’ vero che i tuoi romanzi piacciono molto al pubblico femminile?
Sì. E’ un dato costante nelle vendite e nei commenti dei lettori. E’ un risultato di cui vado orgoglioso.  

Perché?
Perché credo che le donne abbiano una marcia in più. Una sensibilità maggiore per cogliere aspetti che ad altri risultano meno chiari. E perché penso che siano lettori più esigenti.

Fra l’altro, sei stato affiancato da una giovane donna, Irene Fratoni, che ha realizzato i disegni contenuti nei tuoi libri.
Sì. Mi fa piacere che lo fai notare. Irene è molto brava e spero che questo lavoro gli consenta di farsi notare. Colgo l’occasione per ringraziare anche le altre persone che mi hanno regalato un po’ del loro tempo e del loro talento realizzando i testi di presentazione dei miei romanzi: Ivan Tognarini, Alessio Gramolati, Silvia Gigli e Gennaro Oriolo. Il ringraziamento è esteso all’editore, Giampiero Pagnini, che ha creduto in questi libri fin dall’inizio.

E ora, cosa ci “regalerai”? So che molti lettori ti hanno pregato di “non abbandonarli”.
Intanto credo che aumentino le responsabilità. Ma questo è anche un piacere. Sul futuro, scusate ma non voglio dare anticipazioni. Sto lavorando a due romanzi ma è davvero presto per parlarne.

La nostra curiosità resta intatta. Allora, grazie per ora…
Grazie a te. Ai lettori e …buona lettura.

Federico Rossi


 

Maurizio mentre firma uno dei suoi romanzi

 

 

 

 

Bastianoni durante una presentazione dei suoi libri

 

 

 

 

Bastianoni durante una presentazione dei suoi romanzi

 

 

 

 

i romanzi di Bastianoni

 

 

 

 

mano che firma autografi

 

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