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ferenza

E’il luogo ove sono ambientati i tre romanzi della trilogia dedicata al personaggio di Gianni. Un luogo dell’immaginario, inserito nell’Italia di oggi (per la verità nel caso de “La settimana di Gianni” siamo a metà degli anni Novanta). Somiglia a Firenze ma non è Firenze. Ha una vita propria. Una storia. 

“Ferenza la bella si affacciava come una Giulietta in attesa del suo Romeo, sul fiume Fere (che, diciamoci la verità, sembrava più il nomignolo di una teenager sbarazzina - la “Fere”- che quello di un maestoso corso d’acqua). I suoi ponti e i suoi lungofere cingevano e delimitavano il corpaccione acquoso che vedeva la luce in una cascatella di montagna. I monti circondavano la città.
In secoli ormai ammuffiti nei libri di storia, Ferenza era definita e riconosciuta come città d’arte e cultura per antonomasia. L’attuale decadimento non rendeva quindi il dovuto omaggio a quei prìncipi e mercanti che tanto si erano adoperati per accrescere la gloria dello Stato e le casseforti personali (in egual misura).
I mercanti di oggi erano piccoli avidi omuncoli privi di ideali e sensibilità artistica. Tutti tesi a proteggere la Cassa ed il suo contenuto. La vecchia nobiltà si era trasferita in campagna o sulla costa, cedendo lucrosamente gli averi ad estimatori stranieri assai facoltosi. La criminalità avanzava, l’abbandono di cose e uomini era pressochè totale, il senso di vuoto giganteggiava sulla scena. Torme di turisti affamati di souvenir, invadevano periodicamente chiese e musei con l’attenzione di una scolaresca trascinata a teatro. La città si sgonfiava, le periferie rigonfiavano sempre più, anonime e deprimenti. Nonostante tutto questo, Ferenza era una delle città dove si viveva meglio. Se si poteva definire “vivere” quel caotico alternarsi di sere e mattine.”

Tratto da “La settimana di Gianni"


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