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IL GIARDINO ALL'INGLESE
(Pagnini Editore, 2006)

Dopo “La settimana” e “Le pagode di Bangkok”, Gianni è nuovamente alle prese con fibrillazioni sentimentali. Scelte, dubbi, travagli inevitabili. Vecchi e nuovi amori, la magia di una retìna violata, un Capodanno a Parigi e 32 donne da salvare…

ESTRATTO

“Enea fermò Anna che era divenuta d’un tratto pallida. La baciò sulla fronte. Lei sorrise spaventata.
- Ehi, che c’è?, stai tranquilla -.
- Che succede? - disse lei ben sapendo la risposta.
Enea la strinse a sé. Anna lo guardò e con le mani premette sul petto di lui per liberarsi.
- Scusami… - disse lei voltandosi e dirigendosi verso lo studio.
- Ti telefono… - disse lui che era rimasto lì, solo e quasi senza fiato.  
Anna non rispose.
Enea chiuse gli occhi, si voltò lentamente e si incamminò verso casa col cuore in fiamme.
Nutrite legioni di foglie morte ondeggiavano di qua e di là sui Lungofere e per le strade di Ferenza. Si muovevano rapide e silenziose come un sol uomo.
L’autunno si era impadronito, suadente, di luoghi e persone.
Accesi ocra, struggenti marroni, impavidi rossi d’acero giapponese, si alternavano sul selciato e sull’asfalto violato ripetutamente da auto, moto, motorini, pullmann di turisti e autobus di cittadini indaffarati.
Calpestate dagli uomini e dai mezzi meccanici, riemergevano caparbie e aumentavano di numero come sorgessero da una fonte inesauribile.
Sbattute negli angoli più bui, le foglie morte riconquistavano il centro della scena senza batter ciglio. Chi le osservava con attenzione poteva scorgere in loro qualsiasi cosa, legata al proprio stato d’animo, intrecciata col proprio destino.
Anna le guardava e vedeva in loro il suo tumulto interiore: sbattuta, scossa, ferita in una sensazione agrodolce di quel pomeriggio di passione.
Enea invece scorgeva in loro quasi una danza d’amore, un’ammiccante rincorrersi e nascondersi per poi ritrovarsi. Dolcemente.  
Anna tornò a casa stravolta. In tram teneva lo sguardo fisso davanti a sé. Pensava e ripensava a quei minuti nell’atrio di quel palazzo. Pensava e restava impassibile nel viso e nei movimenti ma dentro bruciava di mille sensazioni in contrasto fra loro.
Pensò a Gianni, anzi lo vide difronte a sé. Duro, incattivito, coi pugni serrati.
Poi Enea Bartoli, sorridente, forte, dolce. Che la rassicurava.
Ma nessuno poteva rassicurarla e la tempesta non si sarebbe placata per molto tempo. Lo sapeva. Lo temeva. Lei aveva cercato quel contatto, aveva disseminato il terreno di offerte amorose ed il contatto c’era stato. Bello, emozionante, trascinante.
Ma ora iniziava a subentrare il senso di colpa. Ora lei doveva fare i conti con la realtà. Doveva chiedersi perché era successo. Come era potuto accadere?
Forse non amava più Gianni. Perché? Gli aveva fatto qualcosa di male?, l’aveva trascurata? No, fu la sua risposta.
Gianni era amabile come lo era sempre stato. Era attento alle sfumature e carino come pochi ragazzi sapevano esserlo. Il problema era lei. Lei.
La verità è che cercava qualcos’altro. Una passione che la bruciasse e non una tranquilla e rassicurante storia d’amore. Era la verità, anche se lei non la voleva guardare in faccia. Era così. Doveva dunque risolvere il problema con sé stessa prima che con il mondo. Ma non sapeva ancora se ne avrebbe avuto la forza".

 


Il giardino all'inglese: copertina del libro

 

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