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LE PAGODE DI BANGKOK
(Pagnini Editore, 2005)
Dopo “La settimana”, Gianni continua il suo percorso con un viaggio, a suo modo, iniziatico…

ESTRATTO

“La mattina dopo l’arrivo, steso ad occhi chiusi come una lucertola al sole cocente, Gianni rammentava tutte le emozioni vissute in quei 14 giorni. Una vera e propria full immersion emozionale, si diceva.
Le mille pagode, i mille Wat, le “case degli spiriti”, la cena all’Oriental, la grande città e la campagna verdissima, la foresta selvaggia, il Mekong, gli ombrellini ricamati di Chang Mai, i colori, i colori…, Miou…
Passavano veloci davanti a lui. Veloci. Come in uno zapping scatenato.
Tutto gli riempiva gli occhi ed il cuore…
E ripensò al sanuk, alla necessità di sanuk per il suo mondo occidentale. Ricco ma vuoto. Pieno di orpelli e beni materiali dove il bene più prezioso, l’umanità, si andava perdendo. Pensò alla naturale delicatezza dei gesti di quelle donne thai incontrate. Alla serena calma e alla tolleranza che anche lì, dov’erano di casa, rischiavano di andare perdute a causa di un modello sociale occidentalizzato che prendeva piede.
Pensò che tutto ha un senso nell’esperienza umana e che le sue vicende sentimentali avrebbero trovato una strada da percorrere se avesse smesso di sentirsi in colpa per non aver vissuto secondo i tempi ed i parametri della morale comune.
Pensò che doveva finirla di prendersela con Sara perché se aveva giocato con i suoi sentimenti questo era un problema per lei e non per lui.
Ripensò dolcemente a Lisa che non l’aveva preso in giro.
Pensò a Valentina, la sua compagna di classe alle magistrali che non ricambiava il suo interesse. Riflettè meglio sul carattere di Valentina e si disse certo che non avrebbe funzionato. Troppo diversi.
Tutto gli era improvvisamente chiaro, come in quei momenti della vita in cui una lampadina non si sa come, non si sa da chi, viene accesa.
E anche Miou gli sembrò sempre meno un’apparizione satanica che l’aveva strappato ad una vita proba e sempre di più una ragazza costretta per bisogno a vendere il suo corpo che anche lui aveva contribuito a far restare nella gabbia di quello pseudo – hotel. Era colpevole né più né meno come gli altri maschi che andavano lì.
Aveva privilegiato sé stesso ed i suoi istinti sessuali. Era un peccatore come gli altri. Ma questo non lo trasformava in un mostro.
Stava metabolizzando lo scatto d’ira della serata in limousine: quei giorni e quei luoghi erano serviti anche a questo.
Doveva ringraziare - ne era convinto -, quei templi buddisti che gli avevano trasmesso quella Calma e quella Pace, evocate con Rustello.
Non avrebbe voluto ma iniziò a comprendere anche che il suo sogno romantico doveva scendere a patti con la realtà."


Le pagode di Bangkok: copertina del libro

 

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